Tacchi e postura: perché cambia il modo di indossarli nel corso della vita?
Come cambia il rapporto con le scarpe con il tacco nel corso della vita? Un approfondimento su appoggio podalico, equilibrio, postura, comfort e caratteristiche individuali.
POSTURALIFESTYLE
Dott.ssa Sara Sereno
8/26/20264 min read


Le scarpe con il tacco sono da sempre associate all’eleganza, al portamento e all’espressione personale. Nel corso della vita, tuttavia, può cambiare il modo in cui vengono percepite e utilizzate: un’altezza del tacco che in passato risultava confortevole può diventare meno tollerabile oppure essere scelta soltanto in determinate occasioni.
Non si tratta necessariamente di una semplice questione di abitudine o di età. Indossare una scarpa con il tacco modifica le condizioni biomeccaniche nelle quali il corpo organizza l’appoggio, l’equilibrio, la stazione eretta e il cammino.
Altezza e forma del tacco, caratteristiche della calzatura, durata di utilizzo e caratteristiche individuali concorrono a determinare la risposta della persona.
Cosa accade quando aumenta l’altezza del tacco?
Il primo cambiamento interessa il rapporto tra piede e terreno.
L’aumento dell’altezza del tacco mantiene la caviglia in una maggiore posizione di flessione plantare e modifica la distribuzione delle pressioni sotto il piede, con una maggiore sollecitazione dell’avampiede.
Da questa diversa condizione iniziale deriva una riorganizzazione del movimento che non riguarda esclusivamente il piede. Caviglia, ginocchio e segmenti corporei più prossimali partecipano, in misura variabile, agli adattamenti necessari per mantenere equilibrio e progressione durante il cammino.
Per questo motivo è riduttivo affermare semplicemente che “i tacchi fanno assumere una postura sbagliata”.
È più corretto parlare di strategie biomeccaniche e posturali differenti rispetto a quelle utilizzate con una calzatura bassa o a piedi nudi.
Appoggio podalico e distribuzione dei carichi
Il piede rappresenta l’interfaccia tra il corpo e il terreno.
Modificando la geometria della calzatura cambiano anche le condizioni nelle quali vengono gestite le forze durante l’appoggio.
Con l’aumento dell’altezza del tacco, una quota maggiore delle pressioni plantari tende a essere trasferita verso l’avampiede.
La risposta, tuttavia, non è identica in tutte le persone. Morfologia del piede, mobilità articolare, caratteristiche della scarpa, altezza e superficie di appoggio del tacco possono influenzare il comportamento individuale.
Non esiste quindi una risposta posturale unica e identica per tutti.
Equilibrio e controllo posturale
Camminare con un tacco elevato richiede una diversa gestione dell’equilibrio.
Il sistema nervoso deve integrare continuamente le informazioni provenienti dai sistemi visivo, vestibolare e somatosensoriale e organizzare risposte motorie adeguate per mantenere stabilità e controllo del movimento.
Anche le caratteristiche del tacco hanno importanza: una base sottile presenta condizioni di appoggio differenti rispetto a una base più ampia.
Per questo motivo la sensazione di stabilità non dipende esclusivamente dall’altezza della scarpa.
Cambia anche il modo di camminare
Il tacco non modifica soltanto la posizione del piede, ma può influenzare diversi aspetti della dinamica del passo.
La letteratura scientifica descrive modificazioni di parametri spazio-temporali del cammino, della cinematica articolare e dell’attività muscolare.
Il corpo deve quindi adattare la propria strategia motoria alle caratteristiche della calzatura.
Non significa semplicemente assumere una posizione “più dritta” o “più elegante”: significa organizzare il movimento in condizioni biomeccaniche differenti.
Perché il rapporto con i tacchi può cambiare nel corso della vita?
La tolleranza a una determinata calzatura non dipende esclusivamente dall’età anagrafica.
Nel corso della vita possono modificarsi mobilità articolare, forza muscolare, equilibrio, caratteristiche dell’appoggio, abitudini motorie e preferenze relative al comfort.
Cambiano anche le esigenze quotidiane. Trascorrere molte ore in piedi, camminare maggiormente, praticare attività fisica o svolgere differenti attività professionali può rendere una determinata calzatura più o meno funzionale.
Due persone della stessa età possono quindi avere esperienze completamente differenti con lo stesso tipo di tacco.
Esiste un’altezza ideale?
Non esiste un’altezza del tacco universalmente ideale e valida per ogni persona e per qualsiasi situazione.
È più utile considerare diversi elementi:
altezza e larghezza del tacco;
stabilità della calzatura;
spazio disponibile per l’avampiede;
caratteristiche della suola;
durata di utilizzo;
attività che dovrà essere svolta;
comfort percepito;
caratteristiche individuali del piede e del movimento.
Una scarpa utilizzata per alcune ore durante un’occasione particolare presenta esigenze differenti rispetto a una calzatura indossata quotidianamente per molte ore.
Tacchi sì o tacchi no?
Quando si parla di postura è facile cadere in classificazioni eccessivamente semplici.
Il corpo umano possiede una notevole capacità di adattamento. Una modificazione biomeccanica non coincide automaticamente con una condizione patologica.
La domanda più interessante non è quindi:
“I tacchi fanno male?”
ma:
“Come cambia il mio modo di stare in piedi e di muovermi quando indosso questa calzatura?”
Questa prospettiva permette di osservare il rapporto tra persona, calzatura e movimento senza trasformare una scelta estetica in un divieto generalizzato.
Portamento, eleganza e consapevolezza
Portamento ed eleganza non dipendono esclusivamente dall’altezza di un tacco.
La qualità del movimento deriva dalla capacità di gestire il proprio corpo attraverso equilibrio, controllo e consapevolezza nelle diverse situazioni.
Conoscere gli effetti biomeccanici della calzatura permette quindi di effettuare scelte più consapevoli, alternando modelli differenti in relazione alle proprie caratteristiche, alle attività svolte e al tempo di utilizzo.
Osservare il proprio appoggio, il modo di camminare e le sensazioni percepite durante l’utilizzo di una determinata scarpa può fornire informazioni utili per comprendere meglio il proprio movimento.
Uno sguardo professionale alla postura e al movimento
L’appoggio podalico rappresenta uno degli elementi che concorrono all’organizzazione complessiva del movimento.
L’osservazione posturale e funzionale permette di analizzare come la persona organizza appoggio, equilibrio e strategie motorie nelle attività quotidiane, nell’esercizio fisico, nella danza e negli sport artistici.
L’obiettivo non è ricercare una postura idealizzata, ma favorire una maggiore conoscenza del proprio corpo e una gestione più consapevole del movimento.
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Riferimenti bibliografici essenziali
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Contenuto a carattere divulgativo e informativo. Le informazioni riportate non costituiscono diagnosi, prescrizione o trattamento sanitario e non sostituiscono la valutazione di un professionista sanitario quando necessaria.

